Non è infrequente che i pazienti si lamentino di un fastidioso spasmo della palpebra che si ripete in maniera del tutto involontaria a distanza di pochi secondi, senza provocare dolore, ma causando un fastidio che, se il fenomeno si prolunga, può giungere a disturbare la concentrazione e lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

Può trattarsi di un ammiccamento, che può arrivare anche alla chiusura completa dell’occhio, o di una contrazione delle palpebre, comunque anormali e spontanei, che possono interessare chiunque, si manifestano senza preavviso e possono durare da qualche ora a diversi mesi. Di norma scompaiono da soli, ma possono ripresentarsi a intervalli variabili di tempo.


Un fastidio della palpebra per lo più innocuo

A provocare lo spasmo delle palpebre, o blefarospasmo, è un funzionamento anomalo del ganglio basale, vale a dire della parte del cervello che è responsabile del controllo dei muscoli, e il fenomeno può essere favorito, o prolungato, da condizioni di stress, tensione psicologica, sovraffaticamento, mancanza di sonno, ma anche da cattive abitudini come il fumo, l’eccessivo consumo di caffeina o di altri stimolanti oppure da irritazioni della superficie dell’occhio o della parete interna delle palpebre. Va detto, tuttavia, che può anche risultare impossibile individuare una causa specifica.


Come comportarsi in presenza del blefarospasmo

Solo in casi molto rari una contrazione involontaria delle palpebre può essere la manifestazione di una patologia cerebrale o nervosa e in quei rari casi al blefarospasmo si accompagna una serie di altri sintomi neurologici. Se, dunque, ad esempio, gli spasmi non si limitano all’area palpebrale, ma interessano anche altre zone del viso è bene sottoporsi subito all’esame del medico.

Al blefarospasmo possono, a volte, accompagnarsi altre condizioni oculari come blefarite (infiammazione delle palpebre), occhio secco, sensibilità alla luce, congiuntivite. Anche in questi casi è opportuna la visita dell’oculista, per individuare la natura e le ragioni dei fastidi concomitanti e intervenire con la terapia opportuna, se necessario.

Per lo più, tuttavia, la contrazione palpebrale non richiede alcun trattamento e si risolve da sola, soprattutto se si dorme un po’ di più e si riduce il consumo di caffè.

Nei casi più comuni, infatti, si tratta di “mioclonie” palpebrali minori o “fascicolazioni” palpebrali la cui importanza non è legata ai possibili danni all’apparato visivo ma piuttosto allo stato generale dell’individuo. Vanno, cioè, interpretati come segno di uno squilibrio psicofisico che si manifesta a livello dei sensibili muscoli palpebrali. Da qui l’indicazione di ridurre le sostanze eccitanti e valutare il proprio livello di stress, per correggerlo.


Il trattamento per i casi più ostinati

Se il blefarospasmo si manifesta in maniera particolarmente fastidiosa, per esempio provocando la chiusura completa dell’occhio ad intervalli molto ravvicinati, e non accenna a scomparire dopo un lungo periodo di tempo, si può far ricorso ad iniezioni di farmaci derivati dalla tossina botulinica, che riducono lo spasmo perché paralizzano i muscoli delle palpebre, ma non risolvono il problema in via definitiva.