Il 29 luglio del 2008 è una data che gli skipper italiani con problemi di vista, anche lievi, non dimenticheranno mai. Quel giorno entrò in vigore un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il n. 146, contenente il regolamento attuativo dell’articolo 64 del Codice della nautica da diporto. Con prescrizioni di abilità visiva estremamente severe e con l’impedimento dell’uso degli occhiali da vista e delle lenti a contatto, determinò una selezione smisurata e incomprensibile per l’ottenimento della patente nautica. Da oggi, anzi dal 20 ottobre 2016, grazie al decreto del Ministero dei Trasporti n. 182 del 2 agosto 2016, la miopia del legislatore è stata corretta: anche la patente nautica prevederà la prescrizione di “guida” con lenti.

La svista nel regolamento del 2008

Con una semplice miopia di 1,5 diottrie, oppure con un astigmatismo di 2 diottrie, è possibile pilotare aerei e guidare automobili, anche di notte. Ed è normale che sia così poiché si tratta di lievissime alterazioni della vista e, soprattutto, perché è possibile compensarle facilmente ed efficacemente con un normalissimo paio di occhiali. Eppure dal 2008 anche disturbi così lievi impedivano l’accesso alla patente nautica.
Finalmente questa anomalia è stata rimossa, con qualche accortezza elementare. Infatti oltre agli occhiali o alle lenti bisogna prevedere l’uso di attrezzature propedeutiche a un uso sicuro e affidabile dei nuovi strumenti di visione. Per chi indosserà gli occhiali sarà necessario completare l’attrezzatura con un idoneo dispositivo utile a evitarne la perdita accidentale, che poi non sono altro che lacci dei quali i velisti non fanno a meno neppure per gli occhiali da sole, e occhiali di protezione per le lenti a contatto. Era facile, sono passati otto anni.

Una visita oculistica alle spalle, gli occhiali sul naso e il mare infinito davanti
Quello della nautica da diporto è un mondo nel quale convivono molte anime. Una di queste ama spegnere il motore e vivere il miracolo del vento che soffia su un lenzuolo triangolare bianco, detto vela. Un amore profondo, una passione fortissima. Culturale, sportiva, filosofica. E i tantissimi appassionati di questa disciplina, come gli appassionati di ogni genere, giovani e meno giovani, guardano ai grandi e prendono esempio. A loro cercano di ispirarsi, per sognare e imparare.

Francis ChichesterCon il decreto ministeriale che restituisce agli occhiali la forza di compensare i difetti della vista, gli italiani appassionati di Sir Francis Chichester possono tornare a sognare di poter fare quello che lui, a 65 anni, fece per primo: il giro del mondo in solitaria. A 65 anni, lui solo con una barca e un paio di occhiali. Senza il decreto, i suoi appassionati sarebbero stati costretti a imitarlo solo nell’altra sua passione, quella del volo. Ma come è noto, per problemi meccanici non gli riuscì di battere il record di Bert Hinkler nel volo diretto in solitaria dall’Inghilterra all’Australia. Impiegò 41 giorni.

Dominique WavreDominique Wavre, figlio di una tennista, tradì lo sport della mamma per dedicarsi alla vela a 13 anni. Dal 1981, dalla sua prima partecipazione alla famosa manifestazione velica Volvo Ocean Race, non ha più smesso di accumulare miglia. Anche in solitario in molte edizioni della Solitaire du Figaro. In solitario, con gli occhiali.

Vincent RiouVincent Riou è il vincitore dell’edizione 2004-2005 della Vandée Globe. Si tratta di un’impresa di navigazione che prevede di fare il giro del mondo a vela senza scalo e senza assistenza, un’avventura molto impegnativa che viene comunemente soprannominata l’Everest del mare. Niente male! Eppure Vincent, come gli altri, non si è mai posto il problema degli occhiali, se non per il fatto di agganciare bene il laccetto alle stanghette.